giovedì 14 giugno 2018
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Dogman di Matteo Garrone.


Dogman di Matteo Garrone è un gran film. Dogman è il ritorno a un Matteo Garrone perfetto (il precedente Il racconto dei racconti non mi era sembrato un Matteo Garrone perfetto, lo voglio dire). Dogman è una pellicola che mentre la vedi pensi “per farlo non hanno sprecato manco un cm di essa (se fanno ancora film con la pellicola)”. Fin dalla locandina, che se la guardi distrattamente sembra un elefante triste in un circo, si capisce di avere di fronte un’opera imponente.

In realtà sulla locandina c’è Marcello, il protagonista assoluto di Dogman, mentre si porta sulle spalle Simone, il suo amico/nemico/carnefice. Marcello è interpretato da Marcello Fonte, nuovo volto del nostro cinema, meritatamente premiato a Cannes come migliore interprete maschile. Marcello è un toelettatore di cani, uomo mite, dolcissimo; da mattina a sera vive nel suo modesto negozio, il Dogman del titolo, posto in un quartiere popolare di Roma, periferia dell’anima.
Simone è il bullo del quartiere, interpretato da Edoardo Pesce, altro giovane attore interessante, ottimo nei ruoli del cattivo (lo ricordiamo, per esempio, in Fortunata, di Castellitto, poliziotto fascistoide violento con l’ex moglie interpretata da Jasmine Trinca; è stato Giovanni Brusca nella recente serie televisiva Il cacciatore).

Sur-reale fiaba nera alla Garrone.


Tra Marcello e Simone c’è un rapporto strano, di lenta sopraffazione. Marcello è un uomo buono, ama il suo lavoro, ama i cani che tosa, belli o brutti, piccoli o grandi. In una scena ne vediamo uno enorme, tanto grande quanto mansueto, e la scena mentre Marcello gli taglia le unghie è di un surreale divertente, il perfetto Matteo Garrone di sempre. Marcello ama la sua vita, dicevo, anche se grama l’accetta, come accetta le violenze di Simone.

Nella zona ci sono altri negozianti, personaggi di una Roma minore, tutti più o meno vessati dal bullo Simone, ma nessuno lo sopporta come Marcello, anzi, qualcuno in una riunione informale propone di farlo uccidere a pagamento. Marcello invece è così vittima, così succube, da giustificarlo, aiutarlo, difenderlo. Finisce pure in carcere per lui, pur di non tradirlo. Ma dopo questa esperienza, della quale vediamo solo l’entrata di galera, uscirà leggermente diverso.

Non voglio fare dello spoiler, come si dice tra noi blogger fighi, cioè rivelare particolari del film che ve ne rovinerebbero la visione, dico solo: per Simone non ci sarà scampo. Anche se inizialmente fingerà di ignorare le richieste di un risarcimento da parte dell’amico/vittima per il carcere ingiustamente fatto, alla fine, anche grazie alla sua eccessiva sicurezza, subirà una vendetta con i controfiocchi. Da qui la locandina del film.

Marcello Fonte come Charlot.


Dogman è una pellicola forte, cruda, di una violenza psicologia tangibile, realista. Come è noto, è liberamente tratto da un fatto di cronaca vera, il delitto del Canaro, di fine anni ’80, dal quale anche il regista Sergio Stivaletti proprio quest’anno ha tratto un film.

Matteo Garrone voleva girarlo da anni, impressionato dalla vicenda. Credo sia cresciuto dentro di lui nel corso del tempo, per questo è uscito così perfetto. Pur nascendo da un fatto reale, ha un taglio surreale, da fiaba nera come è nelle corde del cineasta romano. Fiabesco, sì, come il personaggio interpretato da Marcello Fonte. Veramente bravissimo nel dare voce, corpo, magia, a questo piccolo uomo, un personaggio tra Charlot e il primo Benigni proletario (non a caso, Garrone aveva pensato a lui per la parte, ed è stato lo stesso attore toscano a consegnare a Marcello Fonte il premio a Cannes).

Tu hai visto il film? Pensi che Marcello Fonte sia il nuovo Benigni o esagero? Per me è meglio...

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