martedì 31 luglio 2018
ultimo aggiornamento:

Lazzaro felice di Alice Rohrwacher.


Voi sapete cosa è un tasso barbasso? E quali piante si possono mangiare? Forse in pochi, perché abbiamo perso quel contatto con la terra tipico della società contadina. Lazzaro invece non l’ha persa. Lazzaro è il protagonista di un magnifico film di Alice Rohrwacher, presentato all’ultima edizione di Cannes (gran bella edizione questa del 2018), dove ha vinto, più che meritatamente, il premio come migliore sceneggiatura.

Lazzaro felice.


Storia senza tempo, favola surreale, ma con i piedi ben piantati nella realtà (è pure ispirato a una storia vera), felliniana nel senso migliore del termine, questa pellicola incanta per la forza e la leggerezza dello svolgimento. Il Lazzaro del titolo è un giovane contadino, lavoratore tuttofare in una grande fattoria. Siamo in un periodo imprecisato, forse gli anni ’80 del secolo scorso, di sicuro un periodo successivo all’abolizione della mezzadria (1974, con la legge 756), ma tutti i contadini del podere dove lavora Lazzaro non lo sanno.

La marchesa Alfonsina De Luna è riuscita, grazie a una frana che ha isolato il suo podere dove la coltivazione prevalente è il tabacco, a nascondere questo fatto fondamentale. Così può continuare a sfruttarli come fossero nell’ottocento. Lontano dalla modernità, figlio di nessuno, Lazzaro è il più sfruttato di tutti. Forte e generoso nella sua ingenuità, si presta a qualsiasi lavoro, anche a badare al figlio adolescente della marchesa, Tancredi. Ogni estate passano le vacanze nel podere, ma il giovane nobile, insofferente e annoiato, vorrebbe starsene in città, e allora mette in scena, con la complicità di Lazzaro, un finto rapimento.

Spoiler.


A causa di ciò alla fin fine i carabinieri arrivano nel podere, e rendono edotti i contadini della fine della mezzadria, liberandoli e aprendo un processo verso la marchesa. Tutti i contadini vengono portati in città, a parte Lazzaro, che proprio in quei momenti fondamentali, cade da un dirupo; forse morto, forse svenuto, ma nessuno lo vede. Si sveglierà molti anni dopo, con lo stesso candore (e lo stesso fisico giovane, mentre gli altri sono invecchiati, e anche male).

Ecco, qui inizia un altro film, con i contadini di allora invecchiati, stanchi, con pochi soldi, in una società post-industriale (che salto), abbruttente e senza classi sociali definite. Una povertà e un abbruttimento diffuso, un mondo finto, dove loro stessi non riconoscono le erbe buone, mangerecce, da quelle cattive. Lazzaro, anche per questo, appare come un santo, un mago, ma anche lui, in questa società non si trova a suo agio.

Ci sono degli episodi da antologia, tra Chaplin e il Ninetto di Pasolini, come quando il ragazzo ritrova in città Tancredi. Un Tancredi ovviamente invecchiato. Stanco e impoverito come tanti, rappresentante di una classe agiata in declino, con Lazzaro, vecchio amico, si comporta in modo strano: prima lo invita a pranzo, poi non si fa trovare. Lazzaro lo vorrebbe aiutare, e per fare questo si reca in una banca per chiedere vengano restituiti i soldi presi al Tancredi fallito. Una delle scene più surreali del film, una scena tesa a svelare l’inganno e la falsità della società attuale, falsa di più delle finte piante all’entrata dell’istituto di credito.

La parabola di Lazzaro felice.


Lazzaro felice, sia ben chiaro, non è un film di denuncia, è una grande parabola sociale, scritta davvero bene. Pure gli attori sono impeccabili, a partire dall’esordiente Adriano Tardiolo, che interpreta Lazzaro (pare fosse l’unico, nella scuola dove cercavano i protagonisti, a non voler fare l’attore, quindi perfetto per la parte); per arrivare alla marchesa Alfonsina De Luna, interpretata da Nicoletta Braschi, perfetta nel ruolo. Bravissimo come sempre Natalino Balasso, contabile arruffone della marchesa, e anche i due Tancredi (quello giovane ribelle anni ’80, interpretato da Luca Chikovani, e quello adulto, fallito, interpretato da Tommaso Ragno).

Spero sia distribuito quanto merita Lazzaro Felice, uscito il 31 maggio, cioè a fine stagione cinematografica in Italia. E voi, siete riusciti a vederlo? Se non siete riusciti, consiglio di recuperarlo quanto prima. Conoscete il tasso barbasso e quali sono le erbe mangerecce? Leggete il nostro sito.
Qui i siti ufficiali del film: la produzione indipendente Tempesta e qui la scheda del film.

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