martedì 14 agosto 2018

I ponti di Madison County di Robert James Waller.

Si può scrivere una recensione del tipo “dal libro al film” se ci sono buone probabilità di non ricordare bene il film? Io ci provo, più che altro perché le sensazioni provate leggendo il libro sono ben diverse da quelle che ricordavo (o che credevo di ricordare) di aver provato guardando il film.
Il film l'ho visto in tv qualche anno fa, abitavo già in palude con Alli, e forse era natale, perché noi guardiamo la tv solo a natale. Non ricordo altro, se non un vago discorso con Alli sul fatto che si trattava di un famoso film romantico del famoso regista Clint Eastwood. Non ricordo né di aver detto ad Alli frasi come “sì, l'ho già visto/no, non l'ho mai visto”, né se Alli mi abbia detto frasi come “Eastwood è un grande regista/ Eastwood non è un grande regista”. Poco importa: a me è rimasta l'impressione di un bel film romantico.
Ma perché ho avuto questa impressione? Non c'è nel film nessuna scena che io ricordi con precisione. A parte una delle scene finali, quella scena che mi fa dire frasi come “il libro è diverso/era meglio il libro”.

i ponti di madison county romanzo
Roseman Bridge, Madison County, Iowa.

I ponti di Madison County.


Questa Madison County è una regione dell'Iowa negli Stati Uniti, dove ci son alcuni ponti coperti, su piccoli torrenti. Se hai visto il film ce li hai presente. Il protagonista maschile della storia d'amore è un fotografo con l'incarico di fotografare questi ponti per un servizio del National Geographic per cui lavora saltuariamente. Cosa c'è scritto nel servizio non è dato sapere: perché sono importanti questi ponti? Secondo me per il loro fascino antico e perché stavano scomparendo, sostituiti da ponti più stabili, di materiali moderni.

Era il 1965, e la protagonista femminile di questa storia d'amore è la moglie di un agricoltore. Se hai visto il film forse noti la prima differenza. Ha due figli adolescenti e vive nella sua fattoria o azienda agricola semi isolata in un paesino della Madison County circondata da ponticelli coperti, ignorati dagli abitanti: sono ponti e servono per attraversare i torrenti, cosa c'è di tanto importante?

Nel libro c'è una premessa dell'autore, una sorta di primo capitolo in cui racconta come è venuto a sapere di questa storia d'amore: i due figli della protagonista ormai adulti, che nel film trovano i diari e una lettera della mamma quando lei muore, gli scrivono. I due figli, cioè, scrivono allo scrittore chiedendogli di scrivere la storia d'amore della loro mamma con il fotografo. Della storia d'amore vengono a sapere solo quando la mamma muore.
Si può dire che anche il film inizi così, scrittore famoso a parte.
Anche il finale, però, è leggermente diverso.

La moglie dell'agricoltore.


Io non mi ricordavo che la protagonista si chiama Francesca e che è di origini italiane. A quanto pare è così anche nel film. Nel libro dice di essere originaria di Napoli, e compra Valpolicella al supermercato. Conosce il marito in Italia, dove lui arriva nel 1945, perché è un soldato e dove lei era nata, cresciuta, aveva studiato, si era laureata e lavorava come insegnante. Si sposano e lei si trasferisce in America con lui, a fare la moglie dell'agricoltore nell'Iowa, dove hanno una bella tenuta con pascoli, orto e trattori che via via sostituiscono il lavoro manuale. Lei ha studiato quindi sa l'inglese, può fare l'insegnante anche lì.

Da questa mini biografia, che occupa mezza pagina anche nel libro, parte tutta la mia chiave di lettura della storia d'amore tra Francesca e il fotografo Robert.

A ben vedere il film è una banale storia d'amore tra due che provano quel non so che l'uno per l'altro, vuoi perché lui è un bel tenebroso seppur vecchiotto, vuoi perché lei è sola in casa per qualche giorno e la casa è piuttosto isolata, vuoi perché a seconda di come racconti una storia puoi mettere in risalto un aspetto e non un altro. Fai tu, ma nel film secondo me non diceva mai che lei era un'insegnante originaria di Napoli moglie di un agricoltore dell'Iowa.

L'arte del racconto.


Il libro parte quindi con questo racconto dei figli che contattano lo scrittore. Lo scrittore s'incuriosisce e fa ricerche: del fotografo scopre quel che può, ma usa tutto ciò che trova per costruire il personaggio. Pertanto il libro parte da lui, da Robert, il fotografo sempre in giro per il mondo che viene incaricato di fare un servizio fotografico sui ponti di Madison County, i galeotti. Viene raccontata sommariamente la sua vita avventurosa, ma soprattutto la sua personalità, e se in questo primo capitoletto pare che lui sia il bel tenebroso 52enne con la faccia da Clint Eastwood, nel corso del breve romanzo la mia impressione si è ribaltata. È una persona vera, pensavo. Esistono persone così! Non è uno stereotipo dell'avventuriero, è davvero un animale solitario di un altro mondo.

Nessuno, nemmeno Francesca, riesce a trovare davvero le parole per descriverlo. A me, però, nei loro tentativi, pareva di vederlo chiaramente, questo Robert: mi pareva di essere lui! Io ero lui!

Non è una questione di reincarnazione, però. Parlo di esperienze di vita. Prova a spostarti quasi senza meta, lavorando dove trovi, e senza legame alcuno, senza responsabilità se non quella verso il tuo bisogno di libertà, di essere te stesso, di esprimerti a parole tue o solo con le tue foto, e poi ne riparliamo. I discorsi di Robert sulle ristrettezze del lavoro artistico svolto per gli altri, sul dover rispettare le loro regole e non poter mai seguire la propria ispirazione sono l'unica cosa davvero umana, cioè alla nostra portata, che lo riguarda. Già il modo in cui dice queste cose sta molto al di sopra di noi umani abituati solo a lamentarci: lui riesce a essere sé stesso, a essere leggero, quasi evanescente anche in questi discorsi banali.

Nel secondo capitoletto seguiamo Francesca, in un racconto ancora in terza persona, mentre nel film è lei che racconta tutto attraverso il suo diario letto dai figli. Lei che è nata e cresciuta a Napoli, dove ha studiato fino a laurearsi per poi finire moglie di agricoltore. Casalinga. Immagini la differenza tra crescere a Napoli circondata da arte, musica, teatro, buon cibo e con il mare di fronte, laurearti addirittura pur essendo donna, e finire a fare la moglie dell'agricoltore? Si parla del marito rozzo di Francesca nel film? Delle ristrettezze culturali in cui vive? Della sterilità artistica di quella terra di contadini e allevatori? Dice, nel film, che il marito le ha imposto di non lavorare più, di badare ai figli, o che le ha detto che gli orecchini tondi sono da sgualdrina, o che non beve mai cose raffinate come brandy o vino Valpolicella?

Se il film lo dice, io non me lo ricordo, e probabilmente l'ho liquidato come la solita banalità da film romantico. Eppure in questo libretto di poco più di 200 pagine mi hanno colpito tutti i dettagli, anche il fatto che “qui usano mettere il vino in frigorifero, ma in Italia non lo fanno mai”. Insomma l'ex expat che c'è in me si è ben immedesimata! E poi, un pochino straniera lo sono anche qui in palude. E anche se Alli non è un rozzo agricoltore e continuiamo a coltivare assieme le nostre passioni culturali e si lascia pure trascinare a ballare in cucina, mentre cucino, io un cambio di vita l'ho avvertito eccome.

Storia d'amore per cosa?


Nel film è lampante che il tema centrale è l'amore proibito fra Robert e Francesca, ma nel libro no, non solo. Nel libro si parla molto di più di libertà interiore, culturale, e a me è venuto da chiedermi se partire con Robert, per Francesca, sarebbe stata la vera libertà o un altro tipo di prigione: appresso a lui e al suo lavoro di fotografo e di nuovo lontano dai propri sogni e desideri. Lei in fondo era laureata in letterature comparate, e anche se Robert legge poesie e le recita a memoria e ne scrive, forse essere la moglie del fotografo freelance non è quello a cui aspirerebbe lei se fosse libera di scegliere una vita diversa da quella di provincia.

Entrambi cercano cultura e intelligenza nelle altre persone. La trovano l'uno nell'altra. Entrambi vanno oltre le chiacchiere sul tempo, e verrebbe da dire che è perché non si conoscono, ma quanti sconosciuti restano fermi alle chiacchiere sul tempo o a banali “sei sposato/hai figli/che lavoro fai” senza riuscire ad andare oltre e a mostrare con le parole e con lo sguardo quella luce e quella passione? Ascoltando Robert mi sono immedesimata in Francesca, ho ricordato i bei tempi in cui incontravo persone nuove, sempre diverse, e ognuno aveva una storia da raccontare e questa storia non era mai la banale quotidianità.

Ora tu mi dirai che se una persona vive nella banale quotidianità non può raccontare di mondi mai visti, io ti citerei Salgari e ti rimanderei al mio vecchio blog e a proposito di questo ti chiederei: credi davvero che io abbia vissuto tutte quelle avventure? Credi davvero che fosse tutto fantastico? Dipende da come la racconti.

Robert mi ha ricordato che anche io un tempo avevo una luce e questa luce non era solo nei miei occhi ma anche negli occhi delle persone che incontravo, con cui parlavo, e non era la banale luce della speranza era la semplice luce di chi vuole (e sottolineo vuole) illuminare la propria vita. Non la vanagloria, ma un credere veramente che ci sia qualcosa aldilà del denaro guadagnato, degli oggetti posseduti, del parere del prossimo, quella ricchezza altra che sta nelle sensazioni, nel proprio sentire, nelle proprie esperienze di vita che non sono riassumibili in un resoconto di viaggio, ancora: vanno oltre quello che si può spiegare a parole!

Robert e Francesca: due voci.

Un autore semi sconosciuto, un libretto anonimo dal titolo pomposo (perché è famoso il film, e altrimenti io stessa l'avrei ignorato), e dentro tutta questa vita, tutta questa ricchezza.

Certo, alla fine anche il libro fa piangere, perché la storia d'amore impossibile c'è. Ma a me è sembrata molto più ampia, ma molto molto più ampia, vasta, immensa di quella del film: perché nel libro c'è anche Robert, sin dall'inizio e fino alla fine. Nel romanzo non c'è solo Francesca, donna sfigatissima già sposata, c'è anche Robert, uomo solitario timido e innamorato perso. Perso. Nel romanzo lei non è sfigata perché è già sposata e si innamora del bel tenebroso di passaggio perché le fa sognare la libertà con la sua vita avventurosa, mannaggia: nel romanzo lei è intelligente e appena lo vede le si rivoltano le viscere, cazzarola, e lei si ricorda di quand'era ragazza e sognava l'amore, possibile sentirsi di nuovo così?

E sopratutto nel romanzo manca quella scena, quell'unica del film che ricordavo, in cui lei improvvisamente si fa isterica e gelosa, mentre lui le dice frasi pseudo-romantiche tipo “Ho bisogno di te perché non posso averti” (???) e poi le dice lascia tutto vieni via con me e sembra quasi che sia lei scema, pavida a non lasciare tutto.

Nel libro il rifiuto di Francesca è ancora più tragico, perché nel romanzo lui si offre di restare in quel di Madison County, parlare col marito, chiarirsi con lui (!) e vivere per sempre felici e contenti, lui a lavorare in un negozio a fare foto di matrimonio e di battesimo in un buco di paese dove per molto meno ti marchiano a fuoco. Lui, l'avventuroso, ha questa idea bislacca accecato dall'amore com'è. Lei regge, cede, regge, cede, ma poi si rende conto che se davvero accettasse di fuggire con lui (di restare non se ne parla), vivrebbe corrosa dai sensi di colpa verso suo marito, perché il marchio di cornuto vale quanto quello di sgualdrina, e verso i suoi figli (idem come sopra).

Se mi stai odiando perché ti ho svelato il finale puoi smettere all'istante: il libro non finisce così semplicemente, il libro va oltre, il libro racconta in un modo così semplice una storia apparentemente così semplice, che quando avrai finito di leggere ti chiederai non perché stai piangendo, ma perché stai respirando in modo così strano e ti fa male il cuore. Poi ti guarderai attorno e ti stupirai di non essere a Madison County, Iowa, o a Puget Sound, Washington.

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tradotto da Maria Barbara Piccioli.

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Ps. probabilmente il film non è come me lo ricordo, sicuramente il libro mi è piaciuto molto, ma senz’altro non l’ho saputo spiegare appieno: leggilo e fatti un’idea tutta tua.

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